lunedì 31 agosto 2009

Milano, anno di grazia 2008 luglio. Nei pressi di Piazza del Duomo (cronaca, vera, di una giornata normale)

Fa un caldo della Madonna e sono solo le ore 15,00. Siamo io ed Anna Martina (l'Anelli del portale Bipolaristica) stravaccati, come barboni, davanti ad un supermercato. E' chiuso ché non solo è estate ma è anche domenica.
Attendiamo pazientemente, si fa per dire, che scocchino le 18,00; ora in cui, nella chiesa che abbiamo davanti - è bellissima a pianta, mi sembra, ottagonale - si terrà un evento musicale. Canterà a cappella un coro di figli di Albione. L'evento è stato organizzato da una certa Chiara (il nome è di fantasia) ed è lei che ci ha invitati. Lei, la Chiara, è convinta di avere una figlia affetta da sindrome bipolare.
Per me è solo scema e di ciò me ne convincerò dopo averla conosciuta.
Fa un caldo della...madonnina ed un povero cristo, un ventenne napoletano, chiede l'elemosina. Ha bisogno, è vero e lo confessa candidamente, di una dose di eroina - la "scimmia" sta per saltargli addosso - ma ha anche fame. Non mangia da quasi due giorni.
Chiede l'elemosina e lo fa con accento smaccatamente partenopeo. I passanti non sono molti ma non sono neppure pochi. Scambiamo, mentre lui continua a tendere inutilmente la mano, più di una parola. Noi abbiamo dato, ovviamente, ma quel che ci lega in quel momento non è la sua gratitudine bensì la comune origine "terronica".
Chiede l'elemosina Gennaro ( come avrebbe potuto chiamarsi diversamente?) e lo fa con gentilezza senza essere assolutamente invadente. A volte mormora: "ho fame, datemi qualcosa!".
Nessuno se lo caga. Nessuno.
Poi, d'un tratto, una donna anziana, avrà oltre 70 anni, si ferma ed allunga il braccio. Giovanni porge il palmo della mano e fa per raccogliere un desiato soldino.
La megera dribbla quella mano tesa e con la sua ossuta appendice carezza la testa del micetto che Gennaro ha in braccio. E chiede: "gli hai dato da bere? Spero di sì visto che fa un caldo tremendo.".
E si allontana contenta e soddisfatta. Accompagnata, ovviamente, da un solenne "vaffanculo!".
A tre voci.

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